Normalmente la lettura delle statistiche economiche è una di quelle cose così noiose che i giornali, tranne quelli economici, preferscono metterli in pagine interne, destinate ad alcune fasce di lettori di nicchia, ancora di più se riguardano i Paesi non OCSE o non petroliferi. Eppure molte delle strategie di lunge termine, delle scelte politiche e delle scelte militari tengono nel debito conto quelle statistiche.
Dalla lettura del sito della World Bank e dalle proiezioni emergono alcuni fatti curiosi e rilevanti che riguardano dei Paesi che sono immediatamente vicini ma coinvolti in uno dei "nodi" strategici più caldi del pianeta. Il primo di questi Paesi è la Turchia. Ricordate le mirabolanti discussioni sull'opportunità o meno di fissare una data per discutere la canditatura di Ankara all'ingresso nell'Unione Europea? Si distinsero in particolare Berlusconi e Sarkozy che fecero numerosi appunti a proposito a) delle radici cristiano-giudaiche (?) dell'Europa b) della distanza economica che separava la Turchia dall'Europa c) il rispetto dei diritti umani e la questione curda. Bene, quest'anno Pil pro-capite della Turchia dovrebbe raggiungere quello della Romania che è membro dell'Unione, con non pochi problemi da tre anni, tanto da dover attingere a prestiti per 20 miliardi di USD da UE, FMI E World Bank per pagare i salari dei dipendenti pubblici. Inoltre il Governo in carica dalle parti del Bosforo, l'"islamista" Erdogan, è il primo ad aver avviato uan riforma in senso autonomista dello statuto del Kurdistan e quanto alle radici cristiano-giudaiche (!!) dell'Europa, non si riesce proprio a trovarne traccia nella Gazzetta Ufficiale Europea 2010/C 83/02 di marzo 2010. Un consiglio. Gli squilibri dei numeri primi dicono che una economia emergente e in crescita come la Turchia vivrà bene, con o senza l'Unione Europea e in ogni caso non ha bisogno del capestro dell'euro.
Il secondo caso curioso è l'Egitto, un Paese spesso descritto in una crisi profonda, fra integralismo islamico in casa e questione palestinese fuori. Nonostante questa brutta immagine, quest'anno l'Egitto conclude una rincorsa "storica": il suo Pil (GDP fonte World Bank) supera quello di Israele. Sembra un risultato da poco, detto così, perchè l'Egitto è un Paese 11 volte più popoloso di Israele. Ma ancora nel 2005 l'economia di Israele era una volta e mezza quella egiziana, mentre oggi i morsi della crisi di Wall Street erodono Israele mentre accarezzano l'Egitto, come tutto il macroinsieme dei Paesi emergenti. Per di più le imprese egiziane hanno una posizione peculiare di ponte fra l'Europa e l'Africa, come per esempio Orascom nella telefonia, con grandi prospettive di crescita. Anche qui i numeri primi dicono che ai suoi confini Israele, oltre alla spina di Gaza, vede crescere una potenza di media grandezza, autonoma e giudiziosamente ostile. Nel medio-lungo periodo perderà e non saranno le bombe al fosforo ad impedirlo.
martedì 11 gennaio 2011
domenica 9 gennaio 2011
L'AUTUNNO DELL'OCCIDENTE
Leggo dal Sole 24 Ore di oggi un brillante articolo ripreso dal Finacial Times di Parag Khanna, ricercatore della New America foundation.http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-30/cina-india-america-bisanzio-064325.shtml?uuid=AYisafvC
La suggestiva ipotesi di base è che il mondo contemporaneo, multipolare e caratterizzato dall'emergere di potenze "non statali", assomigli al Medio Evo. La tesi è così brillantemente delineata che bisogna leggere l'articolo e non è facile appuntare commenti significativi. Me ne vengono tre: il primo è che la situazione descritta è quella dell' "autunno dl medioevo" e cioè di quel lungo periodo di transizione che va dal Trecento alla metà del Quattrocento; la seconda è il diverso peso del fattore "C", la comunicazione, straordiriamente lenta nel mondo di allora; il terzo è il diverso peso che il continente africano prenderà nei prossimi decenni rispetto al Medioevo.
Perché l' "autunno del Medioevo" in parallelo all'"autunno dell'Occidente"? Perché il multicentrismo, l'entropia, il localismo, lo sviluppo di poteri non statali sono tratti comuni fra la società di oggi e quella del Trecento, quando in Europa i poteri universali come il Papato e l'Impero sono nella loro parabola discendente, Bisanzio è in crisi irreversibile mentre l'Oriente cinese e indiano si vanno stabilizzandosi in grandi Imperi, un po' come nel Mondo attuale l'Europa e l'America stanno perdendo il loro peso relativo dal punto di vista economico politico mentre mantengono la leadership culturale ed ideologica.
Quindi il fattore "C", la comunicazione. Il re di Francia o l'Imperatore dovevano leggere Marco Polo o Ibn Battuta per conoscere l'enorme potenza dell'Impero dei Mongoli, di cui una avanguardia aveva annientato la cavalleria tedesca e polacca nella battaglia di Leitgniz. Ma ben poche erano le influenza pratiche di questa realtà sulla loro vita, ben diversamente da oggi dove il grado dell'interdipendenza delle economie fa si che, ad esempio, la Cina di oggi sia detentrice di oltre il 40 % dei 14,3 trilioni di dollari di debito pubblico degli Stati Uniti.
Infine l'Africa. Nell'Europa del Quattrocento non era ancora una terra di conquista. E' ancora una terra mitica dove i racconti dei navigatori mescolano ancora realtà e fantasia, l'Impero Benin e il Prete Gianni, un luogo di mitiche ricchezze e di una natura trionfante. Al contrario oggi l'Africa è il continente anagraficamente più giovane, è la cassaforte delle risorse naturali ancora da sfruttare ed è il posto che avrà le migliori perormances economiche, RELATIVE OVVIAMENTE, a partire dal terzo decennio di questo secolo.
In estrema sintesi e usando le categorie di Parag Khanna, l' Umanesimo che si vede al fondo di questo periodo è un mondo multipolare in cui l'Asia è diventata la manifattura del Mondo, la Russia e l'Africa la miniera, il Sudamerica e l'Australia i posti più dinamici e desiderabili mentre l'America e l'Europa, sono gli Imperi al tramonto che cercano di rallentare il declino, l'uno con il sostegno ai consumi l'altro con la leva bancaria.
La suggestiva ipotesi di base è che il mondo contemporaneo, multipolare e caratterizzato dall'emergere di potenze "non statali", assomigli al Medio Evo. La tesi è così brillantemente delineata che bisogna leggere l'articolo e non è facile appuntare commenti significativi. Me ne vengono tre: il primo è che la situazione descritta è quella dell' "autunno dl medioevo" e cioè di quel lungo periodo di transizione che va dal Trecento alla metà del Quattrocento; la seconda è il diverso peso del fattore "C", la comunicazione, straordiriamente lenta nel mondo di allora; il terzo è il diverso peso che il continente africano prenderà nei prossimi decenni rispetto al Medioevo.
Perché l' "autunno del Medioevo" in parallelo all'"autunno dell'Occidente"? Perché il multicentrismo, l'entropia, il localismo, lo sviluppo di poteri non statali sono tratti comuni fra la società di oggi e quella del Trecento, quando in Europa i poteri universali come il Papato e l'Impero sono nella loro parabola discendente, Bisanzio è in crisi irreversibile mentre l'Oriente cinese e indiano si vanno stabilizzandosi in grandi Imperi, un po' come nel Mondo attuale l'Europa e l'America stanno perdendo il loro peso relativo dal punto di vista economico politico mentre mantengono la leadership culturale ed ideologica.
Quindi il fattore "C", la comunicazione. Il re di Francia o l'Imperatore dovevano leggere Marco Polo o Ibn Battuta per conoscere l'enorme potenza dell'Impero dei Mongoli, di cui una avanguardia aveva annientato la cavalleria tedesca e polacca nella battaglia di Leitgniz. Ma ben poche erano le influenza pratiche di questa realtà sulla loro vita, ben diversamente da oggi dove il grado dell'interdipendenza delle economie fa si che, ad esempio, la Cina di oggi sia detentrice di oltre il 40 % dei 14,3 trilioni di dollari di debito pubblico degli Stati Uniti.
Infine l'Africa. Nell'Europa del Quattrocento non era ancora una terra di conquista. E' ancora una terra mitica dove i racconti dei navigatori mescolano ancora realtà e fantasia, l'Impero Benin e il Prete Gianni, un luogo di mitiche ricchezze e di una natura trionfante. Al contrario oggi l'Africa è il continente anagraficamente più giovane, è la cassaforte delle risorse naturali ancora da sfruttare ed è il posto che avrà le migliori perormances economiche, RELATIVE OVVIAMENTE, a partire dal terzo decennio di questo secolo.
In estrema sintesi e usando le categorie di Parag Khanna, l' Umanesimo che si vede al fondo di questo periodo è un mondo multipolare in cui l'Asia è diventata la manifattura del Mondo, la Russia e l'Africa la miniera, il Sudamerica e l'Australia i posti più dinamici e desiderabili mentre l'America e l'Europa, sono gli Imperi al tramonto che cercano di rallentare il declino, l'uno con il sostegno ai consumi l'altro con la leva bancaria.
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