domenica 9 gennaio 2011

L'AUTUNNO DELL'OCCIDENTE

Leggo dal Sole 24 Ore di oggi un brillante articolo ripreso dal Finacial Times  di Parag Khanna, ricercatore della New America foundation.http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-30/cina-india-america-bisanzio-064325.shtml?uuid=AYisafvC
La suggestiva ipotesi di base è che il mondo contemporaneo, multipolare e caratterizzato dall'emergere di potenze "non statali", assomigli al Medio Evo. La tesi è così brillantemente delineata che bisogna leggere l'articolo e non è facile appuntare commenti significativi. Me ne vengono tre: il primo è che la situazione descritta è quella dell' "autunno dl medioevo" e cioè di quel lungo periodo di transizione che va dal Trecento  alla metà del Quattrocento; la seconda è il diverso peso del fattore  "C", la comunicazione, straordiriamente lenta nel mondo di allora; il terzo è il diverso peso che il continente africano prenderà nei prossimi decenni rispetto al Medioevo.
Perché l' "autunno del Medioevo" in parallelo all'"autunno dell'Occidente"? Perché il multicentrismo, l'entropia, il localismo, lo sviluppo di poteri non statali sono tratti comuni fra la società di oggi e quella del Trecento, quando in Europa i poteri universali come il Papato e l'Impero sono nella loro parabola discendente, Bisanzio è in crisi irreversibile mentre l'Oriente cinese e indiano si vanno stabilizzandosi in grandi Imperi, un po' come nel Mondo attuale l'Europa e l'America stanno perdendo il loro peso relativo dal punto di vista  economico politico mentre mantengono la leadership culturale ed ideologica.
Quindi il fattore "C", la comunicazione. Il re di Francia o l'Imperatore dovevano leggere Marco Polo o Ibn Battuta per conoscere l'enorme potenza dell'Impero dei Mongoli, di cui una avanguardia aveva annientato la cavalleria tedesca e polacca nella battaglia di Leitgniz. Ma ben poche erano le influenza pratiche di questa realtà sulla loro vita,   ben diversamente da oggi dove il grado dell'interdipendenza delle economie fa si che, ad esempio, la Cina di oggi sia detentrice di oltre il 40 % dei 14,3 trilioni di dollari di debito pubblico degli Stati Uniti.
Infine l'Africa. Nell'Europa del Quattrocento non era ancora una terra di conquista. E' ancora una terra mitica dove i racconti dei navigatori mescolano ancora realtà e fantasia, l'Impero Benin e il Prete Gianni, un luogo di mitiche ricchezze e di una natura trionfante. Al contrario oggi l'Africa è il continente anagraficamente più giovane, è la cassaforte delle risorse naturali ancora da sfruttare ed è il posto che avrà le migliori perormances economiche, RELATIVE OVVIAMENTE, a partire dal terzo decennio di questo secolo.
In estrema sintesi e usando le categorie   di Parag Khanna, l' Umanesimo che si vede al fondo di questo periodo è un mondo multipolare in cui l'Asia è diventata la manifattura del Mondo, la Russia e l'Africa la miniera, il Sudamerica e l'Australia i posti più dinamici e desiderabili mentre l'America e l'Europa, sono gli Imperi al tramonto che cercano di rallentare il declino, l'uno con il sostegno ai consumi l'altro con la leva bancaria.

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