Normalmente la lettura delle statistiche economiche è una di quelle cose così noiose che i giornali, tranne quelli economici, preferscono metterli in pagine interne, destinate ad alcune fasce di lettori di nicchia, ancora di più se riguardano i Paesi non OCSE o non petroliferi. Eppure molte delle strategie di lunge termine, delle scelte politiche e delle scelte militari tengono nel debito conto quelle statistiche.
Dalla lettura del sito della World Bank e dalle proiezioni emergono alcuni fatti curiosi e rilevanti che riguardano dei Paesi che sono immediatamente vicini ma coinvolti in uno dei "nodi" strategici più caldi del pianeta. Il primo di questi Paesi è la Turchia. Ricordate le mirabolanti discussioni sull'opportunità o meno di fissare una data per discutere la canditatura di Ankara all'ingresso nell'Unione Europea? Si distinsero in particolare Berlusconi e Sarkozy che fecero numerosi appunti a proposito a) delle radici cristiano-giudaiche (?) dell'Europa b) della distanza economica che separava la Turchia dall'Europa c) il rispetto dei diritti umani e la questione curda. Bene, quest'anno Pil pro-capite della Turchia dovrebbe raggiungere quello della Romania che è membro dell'Unione, con non pochi problemi da tre anni, tanto da dover attingere a prestiti per 20 miliardi di USD da UE, FMI E World Bank per pagare i salari dei dipendenti pubblici. Inoltre il Governo in carica dalle parti del Bosforo, l'"islamista" Erdogan, è il primo ad aver avviato uan riforma in senso autonomista dello statuto del Kurdistan e quanto alle radici cristiano-giudaiche (!!) dell'Europa, non si riesce proprio a trovarne traccia nella Gazzetta Ufficiale Europea 2010/C 83/02 di marzo 2010. Un consiglio. Gli squilibri dei numeri primi dicono che una economia emergente e in crescita come la Turchia vivrà bene, con o senza l'Unione Europea e in ogni caso non ha bisogno del capestro dell'euro.
Il secondo caso curioso è l'Egitto, un Paese spesso descritto in una crisi profonda, fra integralismo islamico in casa e questione palestinese fuori. Nonostante questa brutta immagine, quest'anno l'Egitto conclude una rincorsa "storica": il suo Pil (GDP fonte World Bank) supera quello di Israele. Sembra un risultato da poco, detto così, perchè l'Egitto è un Paese 11 volte più popoloso di Israele. Ma ancora nel 2005 l'economia di Israele era una volta e mezza quella egiziana, mentre oggi i morsi della crisi di Wall Street erodono Israele mentre accarezzano l'Egitto, come tutto il macroinsieme dei Paesi emergenti. Per di più le imprese egiziane hanno una posizione peculiare di ponte fra l'Europa e l'Africa, come per esempio Orascom nella telefonia, con grandi prospettive di crescita. Anche qui i numeri primi dicono che ai suoi confini Israele, oltre alla spina di Gaza, vede crescere una potenza di media grandezza, autonoma e giudiziosamente ostile. Nel medio-lungo periodo perderà e non saranno le bombe al fosforo ad impedirlo.
SULAYMANONLINE
MIGRAZIONI, GLOBALIZZAZIONI E DINTORNI
martedì 11 gennaio 2011
domenica 9 gennaio 2011
L'AUTUNNO DELL'OCCIDENTE
Leggo dal Sole 24 Ore di oggi un brillante articolo ripreso dal Finacial Times di Parag Khanna, ricercatore della New America foundation.http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-30/cina-india-america-bisanzio-064325.shtml?uuid=AYisafvC
La suggestiva ipotesi di base è che il mondo contemporaneo, multipolare e caratterizzato dall'emergere di potenze "non statali", assomigli al Medio Evo. La tesi è così brillantemente delineata che bisogna leggere l'articolo e non è facile appuntare commenti significativi. Me ne vengono tre: il primo è che la situazione descritta è quella dell' "autunno dl medioevo" e cioè di quel lungo periodo di transizione che va dal Trecento alla metà del Quattrocento; la seconda è il diverso peso del fattore "C", la comunicazione, straordiriamente lenta nel mondo di allora; il terzo è il diverso peso che il continente africano prenderà nei prossimi decenni rispetto al Medioevo.
Perché l' "autunno del Medioevo" in parallelo all'"autunno dell'Occidente"? Perché il multicentrismo, l'entropia, il localismo, lo sviluppo di poteri non statali sono tratti comuni fra la società di oggi e quella del Trecento, quando in Europa i poteri universali come il Papato e l'Impero sono nella loro parabola discendente, Bisanzio è in crisi irreversibile mentre l'Oriente cinese e indiano si vanno stabilizzandosi in grandi Imperi, un po' come nel Mondo attuale l'Europa e l'America stanno perdendo il loro peso relativo dal punto di vista economico politico mentre mantengono la leadership culturale ed ideologica.
Quindi il fattore "C", la comunicazione. Il re di Francia o l'Imperatore dovevano leggere Marco Polo o Ibn Battuta per conoscere l'enorme potenza dell'Impero dei Mongoli, di cui una avanguardia aveva annientato la cavalleria tedesca e polacca nella battaglia di Leitgniz. Ma ben poche erano le influenza pratiche di questa realtà sulla loro vita, ben diversamente da oggi dove il grado dell'interdipendenza delle economie fa si che, ad esempio, la Cina di oggi sia detentrice di oltre il 40 % dei 14,3 trilioni di dollari di debito pubblico degli Stati Uniti.
Infine l'Africa. Nell'Europa del Quattrocento non era ancora una terra di conquista. E' ancora una terra mitica dove i racconti dei navigatori mescolano ancora realtà e fantasia, l'Impero Benin e il Prete Gianni, un luogo di mitiche ricchezze e di una natura trionfante. Al contrario oggi l'Africa è il continente anagraficamente più giovane, è la cassaforte delle risorse naturali ancora da sfruttare ed è il posto che avrà le migliori perormances economiche, RELATIVE OVVIAMENTE, a partire dal terzo decennio di questo secolo.
In estrema sintesi e usando le categorie di Parag Khanna, l' Umanesimo che si vede al fondo di questo periodo è un mondo multipolare in cui l'Asia è diventata la manifattura del Mondo, la Russia e l'Africa la miniera, il Sudamerica e l'Australia i posti più dinamici e desiderabili mentre l'America e l'Europa, sono gli Imperi al tramonto che cercano di rallentare il declino, l'uno con il sostegno ai consumi l'altro con la leva bancaria.
La suggestiva ipotesi di base è che il mondo contemporaneo, multipolare e caratterizzato dall'emergere di potenze "non statali", assomigli al Medio Evo. La tesi è così brillantemente delineata che bisogna leggere l'articolo e non è facile appuntare commenti significativi. Me ne vengono tre: il primo è che la situazione descritta è quella dell' "autunno dl medioevo" e cioè di quel lungo periodo di transizione che va dal Trecento alla metà del Quattrocento; la seconda è il diverso peso del fattore "C", la comunicazione, straordiriamente lenta nel mondo di allora; il terzo è il diverso peso che il continente africano prenderà nei prossimi decenni rispetto al Medioevo.
Perché l' "autunno del Medioevo" in parallelo all'"autunno dell'Occidente"? Perché il multicentrismo, l'entropia, il localismo, lo sviluppo di poteri non statali sono tratti comuni fra la società di oggi e quella del Trecento, quando in Europa i poteri universali come il Papato e l'Impero sono nella loro parabola discendente, Bisanzio è in crisi irreversibile mentre l'Oriente cinese e indiano si vanno stabilizzandosi in grandi Imperi, un po' come nel Mondo attuale l'Europa e l'America stanno perdendo il loro peso relativo dal punto di vista economico politico mentre mantengono la leadership culturale ed ideologica.
Quindi il fattore "C", la comunicazione. Il re di Francia o l'Imperatore dovevano leggere Marco Polo o Ibn Battuta per conoscere l'enorme potenza dell'Impero dei Mongoli, di cui una avanguardia aveva annientato la cavalleria tedesca e polacca nella battaglia di Leitgniz. Ma ben poche erano le influenza pratiche di questa realtà sulla loro vita, ben diversamente da oggi dove il grado dell'interdipendenza delle economie fa si che, ad esempio, la Cina di oggi sia detentrice di oltre il 40 % dei 14,3 trilioni di dollari di debito pubblico degli Stati Uniti.
Infine l'Africa. Nell'Europa del Quattrocento non era ancora una terra di conquista. E' ancora una terra mitica dove i racconti dei navigatori mescolano ancora realtà e fantasia, l'Impero Benin e il Prete Gianni, un luogo di mitiche ricchezze e di una natura trionfante. Al contrario oggi l'Africa è il continente anagraficamente più giovane, è la cassaforte delle risorse naturali ancora da sfruttare ed è il posto che avrà le migliori perormances economiche, RELATIVE OVVIAMENTE, a partire dal terzo decennio di questo secolo.
In estrema sintesi e usando le categorie di Parag Khanna, l' Umanesimo che si vede al fondo di questo periodo è un mondo multipolare in cui l'Asia è diventata la manifattura del Mondo, la Russia e l'Africa la miniera, il Sudamerica e l'Australia i posti più dinamici e desiderabili mentre l'America e l'Europa, sono gli Imperi al tramonto che cercano di rallentare il declino, l'uno con il sostegno ai consumi l'altro con la leva bancaria.
martedì 28 dicembre 2010
ISLAMOFOBIA 3. PINOCCHIO E IL GRILLO PARLANTE
Qualche ulteriore considerazione dalla blogosfera mi capita di farla, dopo aver mandato qualche commento al blog di Giuliana Sgrena sull'Islam. Oltre alla già constata sensazione di paura che pervade i lettori verso l'Islam, verso l'estraneo che è pericolosamente vicino all'Occidente liberato, mi è sembrato di percepire un atteggiamento di fastidio verso chi sembra giocare il ruolo della tua coscienza. Spiego il caso. Partendo da un triste caso di cronaca del Pakistan, la condanna a morte per blasfemia di Bibi Asia, inevitabilmente(?) i commenti degli "occidentalisti" slittano sulla condizione delle donne nei Paesi musulmani, sul velo, la poligamia, le donne del Profeta etc.
Non sono affatto temi banali, beninteso, solo che una discussione seria sulla condizione femminile nel mondo islamico e sulla sua indispensabile riforma dovrebbe partire dal rispetto verso quelle donne, la loro religione e i loro desideri e non dall'astratta imposizione del modello occidentale in versione femminista. Inoltre i mariti, i padri e i fratelli di queste donne dovranno, prima o poi, fare i conti con la propria storia, verificando se certi comportamenti discriminatori e oppressivi vengono dalla religione o dalla tradizione, dalla Parola di Dio o dalle parole degli uomini. E' quasi ovvio che una comunità costruisca con i propri mattoni e con le proprie cifre, non necessariamente copiando gli altri. Non è ovvio per i lettori di questo di questo blog, non so quanto rappresentativi del common sense di sinistra: appena ho fatto loro osservare che, per esempio, è forse meglio essere poligami che "puttanieri" mi hanno sommerso di repliche infastidite, accusandomi di maschilismo, di doppiezza etc.; quando ho cercato di ripristinare un pò di verità storica sulla vita di Mohammed (Su di lui la Pace e la Benedizione di Dio) hanno gridato all'apologetica islamista; se mi sono permesso di dire che ben difficilmente si possono emettere condanne a morte seguendo le regole del Corano, mi hanno addirittura spiegato che non conosco la mia religione. Alcuni di loro hanno anche espresso interesse se non solidarietà per l'iniziativa di un signore francese di nome Cassel, ex trotschista, che "da sinistra" ha promosso una manifestazione contro "l'islamizzazione della Francia". Indovinate contro che cosa protestava questo emulo di Marat e di Robespierre in sedicesimo? Contro il fatto che il sindaco di Parigi ha permesso, udite udite!, ai musulmani di pregare per strada perché le moschee erano piene. Certamente questi democratici vedono gli islamici come una specie di fascisti e hanno lo stesso atteggiamento militante che si aveva contro il "nemico totale". Ma forse c'è anche il fastidio per qualcuno che sottolinea i vizi, la decadenza morale e le contraddizioni etiche che insieme alla pretenzione di universalismo caratterizza "l'autunno dell'Occidente".
Ovviamente a questo contribuisce anche, innegabilmente, la chiusura identitaria di molti musulmani che vivono in Europa, o perché sinceramente wahabisti o perché più semplicemente ignoranti o perchè si sentono a loro volta "osservati" . Eppure una exit strategy è necessaria e impellente.
Non sono affatto temi banali, beninteso, solo che una discussione seria sulla condizione femminile nel mondo islamico e sulla sua indispensabile riforma dovrebbe partire dal rispetto verso quelle donne, la loro religione e i loro desideri e non dall'astratta imposizione del modello occidentale in versione femminista. Inoltre i mariti, i padri e i fratelli di queste donne dovranno, prima o poi, fare i conti con la propria storia, verificando se certi comportamenti discriminatori e oppressivi vengono dalla religione o dalla tradizione, dalla Parola di Dio o dalle parole degli uomini. E' quasi ovvio che una comunità costruisca con i propri mattoni e con le proprie cifre, non necessariamente copiando gli altri. Non è ovvio per i lettori di questo di questo blog, non so quanto rappresentativi del common sense di sinistra: appena ho fatto loro osservare che, per esempio, è forse meglio essere poligami che "puttanieri" mi hanno sommerso di repliche infastidite, accusandomi di maschilismo, di doppiezza etc.; quando ho cercato di ripristinare un pò di verità storica sulla vita di Mohammed (Su di lui la Pace e la Benedizione di Dio) hanno gridato all'apologetica islamista; se mi sono permesso di dire che ben difficilmente si possono emettere condanne a morte seguendo le regole del Corano, mi hanno addirittura spiegato che non conosco la mia religione. Alcuni di loro hanno anche espresso interesse se non solidarietà per l'iniziativa di un signore francese di nome Cassel, ex trotschista, che "da sinistra" ha promosso una manifestazione contro "l'islamizzazione della Francia". Indovinate contro che cosa protestava questo emulo di Marat e di Robespierre in sedicesimo? Contro il fatto che il sindaco di Parigi ha permesso, udite udite!, ai musulmani di pregare per strada perché le moschee erano piene. Certamente questi democratici vedono gli islamici come una specie di fascisti e hanno lo stesso atteggiamento militante che si aveva contro il "nemico totale". Ma forse c'è anche il fastidio per qualcuno che sottolinea i vizi, la decadenza morale e le contraddizioni etiche che insieme alla pretenzione di universalismo caratterizza "l'autunno dell'Occidente".
Ovviamente a questo contribuisce anche, innegabilmente, la chiusura identitaria di molti musulmani che vivono in Europa, o perché sinceramente wahabisti o perché più semplicemente ignoranti o perchè si sentono a loro volta "osservati" . Eppure una exit strategy è necessaria e impellente.
martedì 21 dicembre 2010
POVERA ITALIA DI RICCHI
La fonte economica più attendibile e parziale del nostro Paese, Bankitalia, certifica che il 50% delle famiglie italiane è "povera" perché possiede meno del 10% della ricchezza nazionale, mentre il 10% è ricco, possedendo il 50% della ricchezza, mobile e immobile del Paese, che comunque è stimata complessivamente in circa 9200 miliardi di euro, mica noccioline. Mediamente un italiano è ricco come un francese o un inglese e ha meno debiti di un americano o un canadese, che guadagnano più di lui ma appunto hanno parecchi interessi e rate in più da pagare alle Banche. Gli italiani fanno debiti sopratutto per comprare case e si sa gli interessi sui mutui ipotecari sono ancora abbastanza bassi.
Ci potrebbero essere dei commenti fin troppo facili, tipo la storiella del pollo di Trilussa. E' vero, ma si sa che negli ultimi 25 anni il divario fra i ricchi e i poveri si è allargato, non solo in Italia e neanche sopratutto.
Meno scontato è notare che il fisco funziona come un Robin Hood al contrario: la ricchezza immobiliare è ormai quasi esentasse; la ricchezza mobiliare paga il 12% di cedolare; il lavoro, sia dipendente che autonomo, è tassato mediamente intorno al 33% , i consumi intorno al 20%. Come si dice a Oxford, un padrone si affaccia al suo palazzo e dice "...io sono io e voi non siete un ca....." , perché, oltre a essere ricco, paga meno tasse di chi lavora.
Ancora meno scontato è un rilievo dal Bollettino di Bankitalia: che c'è una specie di tassa sulla povertà incassata dal sistema bancario http://www.banknoise.com/wp-content/uploads/2010/11/image24.png. Nel corso del 2008/2009 il tasso dei pronto contro termine europei si è abbassato di oltre 2 punti percentuali mentre il tasso del credito al consumo è rimasto allegramente intorno al 10%, senza variazioni, il che vuol dire che un fiume di soldi è entrato nei bilanci del sistema finanziario al collasso, estratto dalla fasce di debitori più poveri e obbligati, appunto, che non hanno ricevuto nessun beneficio.
Ci potrebbero essere dei commenti fin troppo facili, tipo la storiella del pollo di Trilussa. E' vero, ma si sa che negli ultimi 25 anni il divario fra i ricchi e i poveri si è allargato, non solo in Italia e neanche sopratutto.
Meno scontato è notare che il fisco funziona come un Robin Hood al contrario: la ricchezza immobiliare è ormai quasi esentasse; la ricchezza mobiliare paga il 12% di cedolare; il lavoro, sia dipendente che autonomo, è tassato mediamente intorno al 33% , i consumi intorno al 20%. Come si dice a Oxford, un padrone si affaccia al suo palazzo e dice "...io sono io e voi non siete un ca....." , perché, oltre a essere ricco, paga meno tasse di chi lavora.
Ancora meno scontato è un rilievo dal Bollettino di Bankitalia: che c'è una specie di tassa sulla povertà incassata dal sistema bancario http://www.banknoise.com/wp-content/uploads/2010/11/image24.png. Nel corso del 2008/2009 il tasso dei pronto contro termine europei si è abbassato di oltre 2 punti percentuali mentre il tasso del credito al consumo è rimasto allegramente intorno al 10%, senza variazioni, il che vuol dire che un fiume di soldi è entrato nei bilanci del sistema finanziario al collasso, estratto dalla fasce di debitori più poveri e obbligati, appunto, che non hanno ricevuto nessun beneficio.
giovedì 9 dicembre 2010
LE SCUSE PER UNO, LA SHARIA PER L'ALTRO?
Mohammed Fikri, 22 anni non è l'assassino di Jara. Non lo è per il Gip di Bergamo che ne ha approvato la scarcerazione e non lo è più neanche per i media che hanno chiarito l'equivoco di traduzione di una intercettazione che aveva portato al rocambolesco arresto dell'immigrato, insieme ad altri indizi e coincidenze rivelatisi poi casuali. Le scuse dello Stato sono d'obbligo, anche se in questo caso sia la famiglia di Jara che il sindaco di Brembate (leghista) non hanno mai inclinato, neanche per un attimo, ai soliti luoghi comuni razzisti, mantenendo un atteggiamento composto, anche in un momento di incertezza, che speriamo sia di buon esempio per tutti. Ovviamente le scuse e il risarcimento dello Stato sono cose necessarie e doverose, esattamente come lo sarebbero per un cittadino italiano nelle medesime circostanze. Sugli aspetti culturali ho trovato utili ed eccellenti le considerazioni di un servizio di Rai News 24 http://www.rainews24.it/it/canale-tv.php?id=21398
E' più difficile mantenere un atteggiamento composto verso il protagonista dell'altro episodio di cronaca nera Chafik Elketani, 21 anni, anche lui immigrato che ha travolto e ucciso 7 persone in bicicletta su una strada nei pressi di Lamezia Terme, dopo essersi drogato, ubriacato e messo alla guida senza patente di auto di grossa cilindrata. Nel suo Paese difficilmente potrebbe sperare nella benevolenza o nella pietà di un giudice, ammesso che vi arrivasse vivo, tanto più che lo stato di ebrezza non sarebbe considerato un' attenuante, anzi... In Italia gli andrà sicuramente meglio e questo alimenterà ancora di più il razzismo degli italiani. Forse è una considerazione fuori luogo ma sono in tanti a farla.
Mi è capitato molte volte nella vita di conoscere ragazzi come Chafik. Ragazzi che prendono in Europa delle brutte abitudini di cui non si libereranno più oppure che se ne sono andati dal proprio Paese proprio con la convinzione che "lì c'è la libertà", dove per libertà si intende comportarsi come un cretino. Mi risulta impossibile avere comprensione per la seconda categoria ma anche per la prima ci sarebbero molte considerazioni negative da fare. Però quello che forse la maggior parte degli italiani non sa, e che li sorprenderebbe, è che i connazionali di Chafik sono serenamente e universalmente favorevoli alla applicazione della pena di morte per chi si macchia di omicidi del genere, specialmente se maturati in quelle circostanze, chiunque sia a commetterli e di qualunque colore, lingua o religione, senza sconti e senza rimorsi.
E' più difficile mantenere un atteggiamento composto verso il protagonista dell'altro episodio di cronaca nera Chafik Elketani, 21 anni, anche lui immigrato che ha travolto e ucciso 7 persone in bicicletta su una strada nei pressi di Lamezia Terme, dopo essersi drogato, ubriacato e messo alla guida senza patente di auto di grossa cilindrata. Nel suo Paese difficilmente potrebbe sperare nella benevolenza o nella pietà di un giudice, ammesso che vi arrivasse vivo, tanto più che lo stato di ebrezza non sarebbe considerato un' attenuante, anzi... In Italia gli andrà sicuramente meglio e questo alimenterà ancora di più il razzismo degli italiani. Forse è una considerazione fuori luogo ma sono in tanti a farla.
Mi è capitato molte volte nella vita di conoscere ragazzi come Chafik. Ragazzi che prendono in Europa delle brutte abitudini di cui non si libereranno più oppure che se ne sono andati dal proprio Paese proprio con la convinzione che "lì c'è la libertà", dove per libertà si intende comportarsi come un cretino. Mi risulta impossibile avere comprensione per la seconda categoria ma anche per la prima ci sarebbero molte considerazioni negative da fare. Però quello che forse la maggior parte degli italiani non sa, e che li sorprenderebbe, è che i connazionali di Chafik sono serenamente e universalmente favorevoli alla applicazione della pena di morte per chi si macchia di omicidi del genere, specialmente se maturati in quelle circostanze, chiunque sia a commetterli e di qualunque colore, lingua o religione, senza sconti e senza rimorsi.
lunedì 29 novembre 2010
MA CHI CI PROTEGGE DALLA NATO?
Mentre il mondo legge attonito da Wikileaks ciò che ha sempre saputo, che cioè la guerra è sporca e la diplomazia pure, il vento di guerra si sposta verso il Mar della Cina. Le manovre congiunte della Marina USA e della Corea del Sud hanno innescato la reazione furiosa della Corea del Nord, paese detentore di missili a medio raggio e alleato della Cina. E' ovviamente improbabile che sia l'inizio di una guerra combattuta sul campo ma è sicuramente l'inizio della nuova "guerra fredda" fra USA e Cina, veri contendenti di questo secolo. Gli americani hanno appena incassato l'appoggio degli europei e l'interlocutorio interesse della Russia allo scudo anti-missile, all'ultimo vertice della Nato di Lisbona. In un ciclo di 50 anni il nemico da tenere sotto pressione si è spostato ancora più a Est, sperando che sia indotto alla stessa pazzesca corsa alla parità strategica che fu alla base del crollo dell'ex Unione Sovietica.
Ma qui le similitudini con il passato finiscono. Oggi la Cina detiene una parte consistente e strategica dell'enorme debito pubblico degli Stati Uniti ed è il principale mercato di investimenti per l'Europa dei banchieri e delle delocalizzazioni. Come dire che è poco intelligente bastonare la mucca dalla quale mungi il latte
Ma qui le similitudini con il passato finiscono. Oggi la Cina detiene una parte consistente e strategica dell'enorme debito pubblico degli Stati Uniti ed è il principale mercato di investimenti per l'Europa dei banchieri e delle delocalizzazioni. Come dire che è poco intelligente bastonare la mucca dalla quale mungi il latte
domenica 21 novembre 2010
DA CHI CI PROTEGGE LA NATO?
Leggiamo sui media di tutto il mondo di un vertice dell' Alleanza Atlantica tenutosi a Lisbona , definito "storico" perchè apre una nuova fase delle relazioni con la Russia e inaugura la exit strategy dalla sconfitta afgana.
Su questo secondo punto c'è poco da dire: il "pensiero unico" è naufragato a Bagdad ed è stato sepolto a Kabul, senza necrologio, lasciandosi dietro le spalle Paesi distrutti, la più dura crisi finanziaria dal '29 e un mondo complessivamente più insicuro.
Ma è il primo punto che merita qualche attenzione in più. Aldilà dei buonissimi propositi, buoni per tutte le stagioni, cosa c'è di concreto? La Russia si è detta disponibile a collaborare allo "scudo missilistico" e cioè a quel progetto, riveduto e corretto, che guasta i sonni della leadership di Mosca dal 1991, quando il George Bush sr. e Edward Teller elaborarono il progetto detto "star wars". Lo scudo missilistico di oggi è frutto, in realtà, di una tecnologia molto più "leggera" e meno costosa di quella delle origini: non si tratta più di bloccare i missili a medio raggio e intercontinentali con uno "scudo" ma di individuarne immediatmente il lancio, integrando la rete di satelliti esistenti, con una rete si computer in grado di identificare la minaccia e di distruggere in volo i missili con il lancio altri missili intercettori, opportunamente distribuiti. Ma perchè fare tutto questo se i missili a medio raggio e intercontinentali della Russia non sono più puntati contro la Nato? La risposta che viene da Lisbona è abbastanza sorprendente: ci sarebbero almeno una trentina di Paesi inaffidabili che disporrebbero di missili a medio raggio capaci di trasportare delle testate nucleari di una certa grandezza. Strano! La Nato, sicuramente sa più di noi comuni mortali: solo la Cina dispone di veri missili intercontinentali, oltre alla Russia e ai Paesi della Nato, mentre l'India, il Pakistan, la Corea del Nord e l'Iran hanno missili a medio raggio e forse saranno in grado solo nei prossimi anni di costruire un numero significativo di missili intercontinentali. Ho omesso dalla lista Israele che dispone di entrambi i sistemi d'arma e delle testate nucleari, ma è membro in pectore della Nato. Dove sono gli altri minacciosi 25 Paesi, innominati e misteriosi? Sappiamo che la Turchia si è opposta alla esplicita indicazione dell' Iran. Quindi si parla di fantomatici nemici ma la realtà è che la Nato si è riposizionata come deterrente contro la Cina di oggi e l'India di un prossimo domani. Per fare questo chiede la collaborazione dell'oligarchia di Mosca, suo principale concorrente nel mercato globale delle armi e dei sistemi di difesa anche nucleari. Anche questo è il segno di una sconfitta "storica", non meno bruciante di quella di Kabul. Ma è anche segno di una stranezza non da poco, anche se non del tutto sorprendente: gli Usa guidano una alleanza militare che minaccia, più o meno scopertamente, il suo principale e finora munifico creditore, la Cina appunto che detiene, insieme al Giappone, il maggior credito "sovrano" verso gli Stati Uniti. Non è una cosa da poco per gli USA che si avviano a raggiungere i 14,3 trilioni di dollari di debito pubblico nel corso del 2010, pari al valore soglia del 100% del PIL. Ma in tutto questo, proprio non si capisce che cosa c'entri l'Europa, l'Italia e anche gli immediati dintorni
Su questo secondo punto c'è poco da dire: il "pensiero unico" è naufragato a Bagdad ed è stato sepolto a Kabul, senza necrologio, lasciandosi dietro le spalle Paesi distrutti, la più dura crisi finanziaria dal '29 e un mondo complessivamente più insicuro.
Ma è il primo punto che merita qualche attenzione in più. Aldilà dei buonissimi propositi, buoni per tutte le stagioni, cosa c'è di concreto? La Russia si è detta disponibile a collaborare allo "scudo missilistico" e cioè a quel progetto, riveduto e corretto, che guasta i sonni della leadership di Mosca dal 1991, quando il George Bush sr. e Edward Teller elaborarono il progetto detto "star wars". Lo scudo missilistico di oggi è frutto, in realtà, di una tecnologia molto più "leggera" e meno costosa di quella delle origini: non si tratta più di bloccare i missili a medio raggio e intercontinentali con uno "scudo" ma di individuarne immediatmente il lancio, integrando la rete di satelliti esistenti, con una rete si computer in grado di identificare la minaccia e di distruggere in volo i missili con il lancio altri missili intercettori, opportunamente distribuiti. Ma perchè fare tutto questo se i missili a medio raggio e intercontinentali della Russia non sono più puntati contro la Nato? La risposta che viene da Lisbona è abbastanza sorprendente: ci sarebbero almeno una trentina di Paesi inaffidabili che disporrebbero di missili a medio raggio capaci di trasportare delle testate nucleari di una certa grandezza. Strano! La Nato, sicuramente sa più di noi comuni mortali: solo la Cina dispone di veri missili intercontinentali, oltre alla Russia e ai Paesi della Nato, mentre l'India, il Pakistan, la Corea del Nord e l'Iran hanno missili a medio raggio e forse saranno in grado solo nei prossimi anni di costruire un numero significativo di missili intercontinentali. Ho omesso dalla lista Israele che dispone di entrambi i sistemi d'arma e delle testate nucleari, ma è membro in pectore della Nato. Dove sono gli altri minacciosi 25 Paesi, innominati e misteriosi? Sappiamo che la Turchia si è opposta alla esplicita indicazione dell' Iran. Quindi si parla di fantomatici nemici ma la realtà è che la Nato si è riposizionata come deterrente contro la Cina di oggi e l'India di un prossimo domani. Per fare questo chiede la collaborazione dell'oligarchia di Mosca, suo principale concorrente nel mercato globale delle armi e dei sistemi di difesa anche nucleari. Anche questo è il segno di una sconfitta "storica", non meno bruciante di quella di Kabul. Ma è anche segno di una stranezza non da poco, anche se non del tutto sorprendente: gli Usa guidano una alleanza militare che minaccia, più o meno scopertamente, il suo principale e finora munifico creditore, la Cina appunto che detiene, insieme al Giappone, il maggior credito "sovrano" verso gli Stati Uniti. Non è una cosa da poco per gli USA che si avviano a raggiungere i 14,3 trilioni di dollari di debito pubblico nel corso del 2010, pari al valore soglia del 100% del PIL. Ma in tutto questo, proprio non si capisce che cosa c'entri l'Europa, l'Italia e anche gli immediati dintorni
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