martedì 28 dicembre 2010

ISLAMOFOBIA 3. PINOCCHIO E IL GRILLO PARLANTE

Qualche ulteriore considerazione dalla blogosfera mi capita di farla, dopo aver mandato qualche commento al blog di Giuliana Sgrena sull'Islam. Oltre alla già constata sensazione di paura che pervade i lettori verso l'Islam, verso l'estraneo che è pericolosamente vicino all'Occidente liberato, mi è sembrato di percepire un atteggiamento di fastidio verso chi sembra giocare il ruolo della tua coscienza. Spiego il caso. Partendo da un triste caso di cronaca del Pakistan, la condanna a morte per blasfemia di Bibi Asia, inevitabilmente(?) i commenti degli "occidentalisti" slittano sulla condizione delle donne nei Paesi musulmani, sul velo, la poligamia, le donne del Profeta etc. 
Non sono affatto temi banali, beninteso, solo che una discussione seria sulla condizione femminile nel mondo islamico e sulla sua indispensabile riforma dovrebbe partire dal rispetto verso quelle donne, la loro religione e i loro desideri e non dall'astratta imposizione del modello occidentale in versione femminista. Inoltre i mariti, i padri e i fratelli di queste donne dovranno, prima o poi, fare i conti con la propria storia, verificando se certi comportamenti discriminatori e oppressivi vengono dalla religione o dalla tradizione, dalla Parola di Dio o dalle parole degli uomini. E' quasi ovvio che una comunità costruisca con i propri mattoni e con le proprie cifre, non necessariamente copiando gli altri. Non è ovvio per i lettori di questo di questo blog, non so quanto rappresentativi del common sense di sinistra: appena ho fatto loro osservare che, per esempio, è forse meglio essere poligami che "puttanieri" mi hanno sommerso di repliche infastidite, accusandomi di maschilismo,  di doppiezza etc.; quando ho cercato di ripristinare un pò di verità storica sulla vita di Mohammed (Su di lui la Pace e la Benedizione di Dio) hanno gridato all'apologetica islamista; se mi sono permesso di dire che ben difficilmente si possono emettere condanne a morte seguendo le regole del Corano, mi hanno addirittura spiegato che non conosco la mia religione. Alcuni di loro hanno anche espresso interesse se non solidarietà  per l'iniziativa di un signore francese di nome Cassel, ex trotschista, che "da sinistra" ha promosso una manifestazione contro "l'islamizzazione della Francia". Indovinate contro che cosa protestava questo emulo di Marat e di Robespierre in sedicesimo? Contro il fatto che il sindaco di Parigi ha permesso, udite udite!, ai musulmani di pregare per strada perché le moschee erano piene. Certamente questi democratici vedono gli islamici come una specie di fascisti e hanno lo stesso atteggiamento militante che si aveva contro il "nemico totale". Ma forse c'è anche il fastidio per qualcuno che sottolinea i vizi, la decadenza morale e le contraddizioni etiche che insieme alla pretenzione di universalismo caratterizza "l'autunno dell'Occidente".
Ovviamente a questo contribuisce anche, innegabilmente, la chiusura identitaria di molti musulmani che vivono in Europa, o perché sinceramente wahabisti o perché più semplicemente ignoranti o perchè si sentono a loro volta "osservati" . Eppure una exit strategy è necessaria e impellente.

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