La fonte economica più attendibile e parziale del nostro Paese, Bankitalia, certifica che il 50% delle famiglie italiane è "povera" perché possiede meno del 10% della ricchezza nazionale, mentre il 10% è ricco, possedendo il 50% della ricchezza, mobile e immobile del Paese, che comunque è stimata complessivamente in circa 9200 miliardi di euro, mica noccioline. Mediamente un italiano è ricco come un francese o un inglese e ha meno debiti di un americano o un canadese, che guadagnano più di lui ma appunto hanno parecchi interessi e rate in più da pagare alle Banche. Gli italiani fanno debiti sopratutto per comprare case e si sa gli interessi sui mutui ipotecari sono ancora abbastanza bassi.
Ci potrebbero essere dei commenti fin troppo facili, tipo la storiella del pollo di Trilussa. E' vero, ma si sa che negli ultimi 25 anni il divario fra i ricchi e i poveri si è allargato, non solo in Italia e neanche sopratutto.
Meno scontato è notare che il fisco funziona come un Robin Hood al contrario: la ricchezza immobiliare è ormai quasi esentasse; la ricchezza mobiliare paga il 12% di cedolare; il lavoro, sia dipendente che autonomo, è tassato mediamente intorno al 33% , i consumi intorno al 20%. Come si dice a Oxford, un padrone si affaccia al suo palazzo e dice "...io sono io e voi non siete un ca....." , perché, oltre a essere ricco, paga meno tasse di chi lavora.
Ancora meno scontato è un rilievo dal Bollettino di Bankitalia: che c'è una specie di tassa sulla povertà incassata dal sistema bancario http://www.banknoise.com/wp-content/uploads/2010/11/image24.png. Nel corso del 2008/2009 il tasso dei pronto contro termine europei si è abbassato di oltre 2 punti percentuali mentre il tasso del credito al consumo è rimasto allegramente intorno al 10%, senza variazioni, il che vuol dire che un fiume di soldi è entrato nei bilanci del sistema finanziario al collasso, estratto dalla fasce di debitori più poveri e obbligati, appunto, che non hanno ricevuto nessun beneficio.
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